Cassazione Civile, I Sez. 6 giugno 2013

Cambia sesso, matrimonio annullato: la Corte di Cassazione: “Violati i diritti”.

MODENA. Per la Prima Sezione Civile ci sono ”fondati dubbi di legittimita’ costituzionale sul divorzio imposti alla coppia coniugata che sia stata attraversata dalla rettificazione di sesso di uno dei due componenti”. In sostanza: se uno dei due coniugi cambia sesso, il matrimonio diventa automaticamente nullo visto che in Italia non è consentito sposasrsi tra persone dello stesso sesso? Oppure; serve un atto unlteriore, come risolvere questa imposozione automatica?

Nell’ordinanza con cui ha chiesto alla Corte Costituzionale di giudicare sull’automatismo di legge che lega il cambiamento di sesso allo scioglimento del matrimonio, la Cassazione si è riferisce al caso di una coppia modenese. In seguito al cambio di sesso dell’uomo, un professionista molto conosciuto in città e originario della Bassa modenese, con sentenza passato in giudicato, l’ufficiale di stato civile del Comune di un Comune della Bassa ha ritenuto che la rettifica del sesso “determinasse l’obbligo di aggiornare anche il registro degli atti di matrimonio”, in base all’articolo 4 della legge 164 del 1982 che disciplina la rettifica di attribuzione del sesso. Il Comune ha quindi annotato in calce al certificato di matrimonio lo scioglimento.

Le due donne hanno presentato ricorso al tribunale di Modena chiedendo la correzione dell’atto. Il ministero dell’Interno ha presentato reclamo, e i giudici hanno rigettato la domanda. In secondo grado la Corte d’Appello di Bologna nel maggio del 2011 ha ritenuto che procedere alla correzione richiesta “significa mantenere in vita un rapporto privo del suo indispensabile presupposto di leggitimità, la diversità sessuale dei coniugi”. E contro questo sentenza le due si sono rivolte alla Cassazione sollevando diverse questioni di legittimità. In parte condivise dai giudici di piazza Cavour. È stato introdotto – è la sintesi della Suprema Corte – un divorzio imposto ex lege, che non richiede una pronuncia giudiziale ad hoc, salva la necessità della tutela giurisdizionale ad hoc limitatamente alle decisioni relative ai figli minori”. E “tale soluzione obbligata pone l’interrogativo della sua compatibilità con il sistema costituzionale” e con “l’autodeterminazione nelle scelte relative all’identità personale”, del diritto dell’altro coniuge di scegliere se proseguire la relazione. Quindi il quesito che la Cassazione rivolge alla Consulta è di valutare “l’adeguatezza del sacrificio imposto all’esercizio di tali diritti dall’imperatività dello scioglimento del del vincolo per entrambi i coniugi”.

Fonte: “Gazzetta di Modena”.

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