Concussione e Corruzione Ambientale

Tizio, noto imprenditore, presenta regolare domanda per accedere ad alcuni fondi speciali, stanziati dal comune di T. per incentivare insediamenti o ampliamenti di aziende, con determinate caratteristiche, di cui l’azienda di Tizio è certamente in possesso.
Dopo 6 mesi dalla presentazione della domanda e non poche difficoltà burocratiche, alcune evidentemente pretestuose, Tizio decide di recarsi presso gli uffici dell’assessorato competente. Caio, amico di Tizio e consigliere comunale di opposizione spiega a quest’ultimo che secondo lui il vero ostacolo era rappresentato da una tangente non versata all’assessore, sottolineando come rientrasse nella prassi instaurata da quell’assessore tale tipo di prestazione.
Tizio, dopo aver spiegato a Caio di non aver ricevuto nessuna richiesta di tangente si determina a versarla, anche perché nel frattempo, in previsione dell’ampliamento si era pesantemente indebitato con vari istituti di credito.
Incontra, dunque, l’assessore e gli allunga una busta con 20.000,00 euro in contanti ma questi rifiuta l’indebito pagamento, pur senza denunciare in alcun modo l’accaduto.
Un mese dopo l’incontro la domanda di Tizio viene vagliata ed accettata.
Una settimana dopo l’accettazione della domanda, l’assessore contatta, a mezzo posta, Tizio, chiedendogli di sponsorizzare la sua locale squadra di calcio, tramite il pagamento di € 20.000,00, precisando che il versamento sarebbe stato regolarmente registrato.
A Tizio è subito chiara la natura della richiesta: trattasi, dal suo punto di vista, di quella tangente che l’assessore aveva, in un primo momento, mostrato di non accettare; Tizio rifiuta ed è intenzionato a denunciare l’accaduto.
Diritto
Il caso in esame ci induce ad analizzare, sul piano sistematico, alcune figure delittuose che trovano la loro collocazione normativa nell’ambito del titolo II, capo I, del codice penale, relativamente ai delitti dei Pubblici Ufficiali contro la Pubblica Amministrazione.
L’analisi della questione prospettata, nello specifico, induce, in un primo momento a verificare la possibile applicazione della fattispecie di corruzione, disciplinata in maniera autonoma ed esclusiva all’ art. 317 c.p.
I beni giuridici tutelati da questo reato sono principalmente due: da un lato la Pubblica Amministrazione in senso ampio e dall’altro la libertà personale; trattasi, quindi, di un reato plurioffensivo e proprio, la cui condotta tipica si estrinseca mediante due modalità alternative: costrizione ed induzione.
Fondamentale, per quanto qui ci interessa più da vicino è l’aspetto induttivo.
La condotta induttiva si traduce in una volontà prevaricatrice ed anche condizionata in capo al soggetto Pubblico Ufficiale; egli deve poter ingenerare, nell’animo della vittima che è essa ad offrire l’illecita utilità e non lui ad imporla, abusando della proprie funzioni e qualità.
E’ induttiva qualsiasi condotta capace di ingenerare, di creare nel privato uno stato di soggezione psicologica che lo porti ad agire nel senso voluto dall’agente e che può assumere svariate forme: inganno, persuasione, suggestione, allusione, silenzio, ostruzionismo, anche con riguardo al contesto in cui i soggetti si muovono (Cass. Pen., Sez. VI, n. 49538 del 2003).
Ai fini della configurabilità del delitto di concussione, le minacce o lo stato di timore conseguente non sono un elemento determinante ai fini del discrimine, ad esempio, con la fattispecie corruttiva, atteso che la condotta induttiva potrà estrinsecarsi semplicemente in una mera pressione psicologica sul soggetto passivo a sottostare ad una ingiusta richiesta, essendo l’oggettivo condizionamento della libertà morale della persona offesa, configurabile come parte integrante della fattispecie criminosa.
Ne consegue, quindi, che il soggetto non dovrà necessariamente trovarsi in uno stato soggettivo di timore, potendo determinarsi al comportamento richiesto per un mero calcolo economico, attuale o futuro, o per qualsiasi altra valutazione utilitaristica (Cass. Pen., Sez. VI, n. 3488 del 2000).
In tema di concussione, l’induzione poi potrà essere realizzata anche attraverso comportamenti surrettizi e ricorrerà indipendentemente dalla sussistenza di artifizi e raggiri, ma con il semplice timore di subire un danno.
Il reato di concussione si configura con la semplice condotta dell’offerta o della promessa e con l’idoneità alla realizzazione dello scopo.

Si tratta di un reato di mera condotta, con la cui consumazione non si richiede che la promessa del privato o la sollecitazione del Pubblico Ufficiale vengano necessariamente recepite dalla controparte.
Fondamentale, ai fini della risoluzione del caso prospettato è il tema relativo al perfezionamento del reato di concussione.
L’art. 317 c.p. stabilisce che il reato in questione si perfeziona con la promessa che, normalmente, precede il compimento dell’atto. Il tempo effettivo in cui si realizza il pagamento della somma di danaro o si realizza la dazione dell’utile non assume alcun valore sintomatico.
La norma, dunque, richiede la semplice dazione o promessa; basterebbe già la promessa a realizzare la consumazione del reato.
Il reato, tuttavia, rimane unico quando alla promessa segue l’effettiva dazione, con spostamento in avanti del momento consumativo, in coincidenza con la dazione medesima; allo stesso modo deve ritenersi che rimanga unico anche quando, ad una prima promessa ne seguano altre con il medesimo oggetto (Cass. Pen., Sez. VI, n. 10851 del 1996).
La linea di discrimine, per quanto concerne il caso di Tizio, risiede proprio nello stabilire quando, effettivamente, si realizza la consumazione del suddetto reato.
Nel momento in cui Tizio, soggiacendo all’istigazione dell’assessore, promette una determinata somma e questa non viene accettata, egli non sarà perseguibile in quanto parte offesa dal reato di concussione semplicemente con la sola promessa.
Se Tizio, ancora, ricevendo la lettera dell’assessore, avesse a quel punto accettato quella specifica promessa, a quel punto la consumazione del reato si sposterebbe in avanti, ma non potrebbe comunque essere perseguito in quanto restiamo nell’ambito della fattispecie concussiva.
Una ulteriore ipotesi di rimprovero che potrebbe essere mossa all’assessore riguardala concussione ambientale.
Questa fattispecie delittuosa è stata introdotta dalla giurisprudenza durante tangentopoli, con il D.D.L. Vassalli ma non si rinviene una specifica normativa di riferimento.
La fattispecie ricorre quando il Pubblico Ufficiale, pur non facendo nulla per indurre o costringere il soggetto passivo all’indebita promessa o all’ indebita dazione, tuttavia, per prassi, in quello specifico contesto storico, non ha bisogno di richiederle: la prassi comune induce il soggetto passivo a pensare che è così, è in uso, e quindi si troverà, nel caso concreto, a versare la tangente, ad esempio, senza che nessuno, attivamente, glie lo abbia richiesto.
I contorni ed i contenuti di questa fattispecie sono ancora molto sfumati: il Pubblico Ufficiale non impone la propria volontà né si limita a ricevere l’indebito frutto del mercimonio, ma crea la premessa attraverso una intimidazione d’ambiente, affinché il privato venga costretto a dare, al fine di conseguire quanto gli compete (Cass. Pen., Sez. IV, n. 23776 del 2006).
I giudici hanno affermato che in mancanza della specifica previsione legislativa di questa fattispecie, per poter punire determinate condotte a titolo di concussione sarà sempre necessario un comportamento induttivo dell’incaricato di un pubblico servizio, impiegando i criteri differenziali tra concussione e corruzione.
Per quel che ci interessa qui da vicino, quindi, l’assessore potrà rispondere del reato di concussione ambientale mentre Tizio sarà nuovamente parte offesa, vittima nel reato di concussione.
Ulteriore rimprovero di responsabilità potrà essere mosso, questa volta, anche a Tizio, ma in via residuale, relativamente alla fattispecie di istigazione alla corruzione, disciplinata dall’art. 322 c.p.
Il presupposto di questo delitto è la mancata accettazione da parte del Pubblico Ufficiale, dell’offerta o della promessa fatta dal privato. Questa fattispecie configura un tentativo di corruzione attiva che, appunto, il legislatore ha elevato a figura autonoma di reato per evitare che rimanessero impuniti, per il principio sancito dall’art. 115 c.p., in ordine alla istigazione non accolta, fatti tendenti ad insidiare il senso di rettitudine e disinteresse, che deve sempre accompagnare l’esercizio della pubbliche funzioni.
Seguendo la ratio ed il significato della norma di cui all’art. 322 c.p., la locuzione promessa ha valore di assunzione unilaterale e di impegno ad eseguire una prestazione futura, con effetti vincolanti per il promittente, indipendentemente dall’accettazione dell’altra parte (Cass. Pen., Sez. IV, n. 2950 del 1980).

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