Il lavoro subordinato

È chiaro l’art. 2094 c.c. laddove dispone “è prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore”.

Sono due le caratteristiche del lavoro subordinato:

La collaborazione, che prevede un inserimento del lavoratore in modo continuativo e sistematico

Il vincolo di dipendenza gerarchico, che si sostanzia nella costante vigilanza del datore di lavoro sullo svolgimento della prestazione di lavoro del dipendente.

La nostra carta costituzionale contiene una serie di norme a tutela del lavoratore, il quale è considerato la parte debole del rapporto di lavoro.

Tra i c.d. rapporti di lavoro subordinato “speciali” ritroviamo:

  1. lavoro a domicilio
  2. lavoro domestico

Il legislatore pur ravvisando la natura subordinata prevede una diversa disciplina.

Ci preme segnalare brevemente qualche peculiarità di alcune delle sopra citate tipologie contrattuali.

LAVORO A DOMICILIO

La caratteristica principale è rappresentata dal luogo di esecuzione della prestazione, che viene svolta presso il domicilio del lavoratore.

Il potere direttivo del datore c’è ma in forma più attenuata.

Troviamo una definizione all’art. 1 della L. n. 877/1973 che dispone “chiunque, con vincolo di subordinazione, esegue nel proprio domicilio o in un locale di cui abbia la disponibilità, anche
con l’aiuto accessorio di membri della sua famiglia conviventi o a carico, ma con esclusione di manodopera salariata ed apprendisti, lavoro retribuito, per conto di uno o più imprenditori, utilizzando materie prime o accessorie e attrezzature proprie o dello stesso imprenditore, anche se fornite per il tramite di terzi”.

 

IL TELELAVORO

Da qualche anno se ne segnala un maggior utilizzo, vista la crescita delle nuove tecnologie informatiche e telematiche.

Esso si caratterizza per:

– l’impiego di tecnologie informatiche e telematiche

– la lontananza dalla sede principale dell’azienda, con la quale il telelavorista è collegato telematicaamente.

Il datore di lavoro ha la possibilità di impartire in tempo reale le direttive nonché di controllare il lavoro.

IL LAVORO DOMESTICO

Trova la propria disciplina agli artt. 2240-2246 c.c. e nella L. n. 339/1958, quest’ultima applicabile ai soli prestatori con un orario di lavoro di almeno 4 ore al giorno presso lo stesso datore di lavoro.

Ha ad oggetto la prestazione, da parte di terzi, dei servizi utili ai bisogni familiari e personali del datore di lavoro.

L’art. 2241 c.c. dispone che i lavoratori domestici sono assoggettati ex lege ad un periodo di prova di otto giorni vista la natura strettamente personale del rapporto di lavoro.

Riassumendo in breve, il lavoratore domestico:

– se ammesso alla convivenza familiare ha diritto ad una retribuzione in danaro, al vitto, all’alloggio e, per l’infermità di breve durata, alla cura e all’assistenza medica (art. 2242 c.c.).

– ha diritto al congedo di maternità o paternità

– oltre al riposo settimanale, ha diritto ha un periodo di ferie retribuitonon inferiore ad otto giorni (art.2243 c.c.).

– deve usare la dovuta diligenza nell’espletamento delle mansioni.

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