Risarcimento danno biologico, patrimoniale e morale.

Il giorno X, verso le ore 7.00 circa, V., di anni 27, impiegata presso uno studio di commercialisti, con reddito lordo annuo pari ad € 25.000 viaggiava, quale trasportata, a bordo della vettura X, tg. XXXX, di proprietà del fidanzato F. e da quest’ultimo condotta, lungo l’autostrada A 21, direzione Nord quando all’improvviso veniva costretto a rallentare, causa un incolonnamento.
Le auto che percorrevano quel tratto di strada (inclusa la vettura di F.) si incolonnavano lungo le due corsie di marcia, azionando i rispettivi sistemi luminosi lampeggianti.
Sopraggiungeva, a velocità sostenuta, un autoarticolato, composto dall’autocarro Fiat, tg. YYYY, con relativo rimorchio, tg. ZZZZ, di proprietà della società Alfa Trasporti S.r.l., con sede a Napoli (polizze di assicurazione Beta S.p.a. n. 000000000000 e n. 11111111111111), condotto dal sig. P.
Probabilmente a causa della velocità eccessiva l’autoarticolato non riusciva ad arrestare la propria corsa, tamponando violentemente la vettura sulla quale viaggiavano V. ed F.
Per effetto dell’impatto l’autovettura di F. rimaneva schiacciata contro il mezzo pesante che la precedeva, fermo, in colonna (l’autotreno tg. KKKK), della ditta LTB Trasporti di Bologna, andando distrutta.
Nell’urto V. riportava lesioni mortali provocate dalle lamiere dell’auto dopo l’urto: alle ore 10.15, la dott.ssa D. dell’ A.O. di Parma constatava il decesso della vittima per schiacciamento provocato dalle lamiere dell’auto, a seguito del sinistro.
V., oltre al fidanzato (rimasto illeso), lascia i genitori M. ed S., entrambi pensionati, residenti a Parma.
Da circa 1 anno, V. aveva preso in affitto un piccolo appartamento, poco distante dalla casa dei genitori e vicino al suo luogo di lavoro. Nello stesso palazzo ove risiedeva la vittima, abitava la nonna paterna di lei, sig. A., di anni 88, alla quale V. era molto legata, rimanendole vicina in caso di necessità.
La mamma della vittima, sig.ra M. ha risentito in modo particolare del luttuoso evento, cadendo in depressione: nei due mesi successivi alla morte ha subito due ricoveri d’urgenza presso il reparto di psichiatria del locale ospedale, per gravi crisi depressive, con tendenze al suicidio.
Il giorno X il dott. T., medico legale, specialista in psichiatria, accertava che la sig.ra M. soffre di: “importante quadro depressivo, verosimilmente reattivo alla morte della figlia, quadro che rende difficili le comuni attività di vita e lavoro della paziente”, concludendo per un danno biologico permanente di natura psichica pari al 15%.
Diritto
L’art. 2043 del codice civile in materia di responsabilità aquiliana individua un sistema bipolare: da un lato disciplina il risarcimento del danno di tipo patrimoniale e dall’altro quello non patrimoniale.
Circa la teoria del danno biologico, intesa come lesione dell’integrità psico-fisica del soggetto, suscettibile di valutazione medico-legale in sede di accertamento, a seguito all’intervento delle Sezioni Unite del 2008 va precisato che la suddetta deve essere necessariamente riletta in chiave costituzionale, a partire dall’art. 32 che tutela il diritto alla salute.
Il danno biologico, per definizione, è quella patologia che incide sulla fisiologica integrità del soggetto; prima di arrivare al definitivo riconoscimento del danno di tipo biologico, tutto era legato al dato reddituale del soggetto, la persona non era ancora collocata al centro del sistema.
Attraverso un percorso di rilettura dell’art. 2043 c.c. in chiave costituzionale non si avverte la necessità di snaturare il concetto di responsabilità civile; qualunque ipotesi di violazione dei valori costituzionali diventa risarcibile in maniera illimitata, in particolar modo, quindi, anche il diritto alla vita che muove dall’art. 2.
Nel caso di specie, l’evento morte di V. quale prossimo congiunto nonché parente dei soggetti superstiti M., S. ed A., ha provocato certamente una sofferenza morale relativamente alla perdita del rapporto parentale, ma anche un danno biologico vero e proprio, in particolare riguardo ad M.
Il danno biologico sussiste in presenza di una effettiva compromissione dello stato di salute fisica o psichica di chi lo invoca, e deve essere specificamente allegato (Cass. Civ., 28.11.2008, n. 28423).
La sig.ra M., madre della vittima, ha risentito in maniera gravissima del luttuoso evento, non soltanto sul piano del danno morale soggettivo, iure successionis ma anche riguardo al danno biologico iure proprio, concretizzatosi in una malattia, così come certificato dal dott. T., medico legale, specialista in psichiatria, il quale ha concluso per una lesione permanente di natura psichica, pari al 15%.
La scienza medico legale, in tema di risarcimento del danno biologico, nel 2005 coniava la figura autonoma e specifica del “danno catastrofico”, collegato alla gravità ed alla sofferenza fisica per la stessa vittima.
Nel 2010 la Cassazione Civile, con la sentenza n. 8360 ammette la trasmissibilità, per via ereditaria, della sofferenza da attesa lucida della morte.
Per quanto ci interessa qui da vicino, quindi, tra la morte di V. e l’inizio dell’evento che l’ha causalmente prodotta, il sinistro, è trascorso un lasso di tempo tale per cui è possibile a piena ragione sostenere la trasmissibilità del danno sopra descritto.
Ancora, per quanto attiene ai prossimi congiunti di una persona deceduta, questi sono titolari, iure successionis, di un pieno diritto di agire quali eredi, pro-quota, per ottenere il risarcimento del danno biologico nonché patrimoniale sofferti dal defunto, in vita ed entrato a far parte del patrimonio ereditario di questi, prima della sua morte (Cass. Civ. 09.03.2004, n. 4754).
Pertanto la risarcibilità del danno biologico, con specifico riferimento ad M., madre della vittima, si configura come un diritto pieno, poiché la sussistenza dell’altrui atto illecito, conseguenza dell’evento luttuoso, ha prodotto una obiettiva lesione permanente, di natura psichica, pari al 15%.
Circa il danno patrimoniale alla persona, inoltre, esso è risarcibile quando si accerti, anche a mezzo di presunzioni semplici, che il singolo soggetto danneggiato subirà una perdita o ha subìto una perdita della sua specifica capacità futura di guadagno (Cass. Civ. 28.04.1999, n. 4231).
La vittima V. era una impiegata ventisettenne presso uno studio di commercialisti e percepiva uno stipendio lordo annuo molto alto (€ 25.000,00).
I prossimi congiunti, quindi, potranno agire, iure successionis, anche per ottenere questa ulteriore tipologia di risarcimento.
Un ulteriore danno, evidentemente risarcibile nel caso in esame è quello morale.
Il danno morale è quella sofferenza causata da un reato, che può essere permanente o temporanea.
Nello specifico, il danno non patrimoniale derivante dalla perdita di un prossimo congiunto, non si identifica con la perdita per una sofferenza psichica transeunte, ma comprende tutti i pregiudizi non patrimoniali derivanti dal fatto illecito (Cass. Civ. Sez. Un. del 2008, n. 20972).
Nel caso in questione, sia i genitori della vittima V., sia la nonna, legata ad essa da una particolare relazione affettiva, hanno pieno titolo per agire ed essere risarciti relativamente al danno per perdita del rapporto parentale, con specifico riferimenti all’interesse all’intangibilità della sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell’ambito della famiglia, all’inviolabilità della libera e piena esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana nell’ambito della peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia, la cui tutela è riconducibile agli artt. 2,29 e 30 della Costituzione.
L’interesse alla risarcibilità di questo ulteriore danno si colloca nell’ambito del danno non patrimoniale, specificamente disciplinato al’art. 2059 c.c. (Cass. Civ. 19.08.2003, n. 12124).
In conclusione, quindi, la società Alfa Trasporti S.r.l., in solido con la Compagnia Assicurativa ed il conducente F. potranno essere chiamati in giudizio dai genitori e dalla nonna della vittima V. al fine di ottenere il risarcimento del danno patrimoniale, patito iure successinis relativamente alla perdita della specifica capacità di futuro guadagno di V.
I suddetti congiunti, inoltre, potranno ottenere il risarcimento relativamente al comprovato danno biologico cagionato iure successionis dalla morte di V. e specificamente, iure proprio alla sig.ra M., a causa della malattia permanente derivatane.
Ancora, gli stessi congiunti potranno ottenere il risarcimento relativamente al danno morale soggettivo conseguente alla perdita del rapporto parentale.

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Una risposta

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